Considerazioni sul fascismo
di Leon Trotsky

Trotsky

Brano tratto dall'articolo "Il tradimento e il dovere rivoluzionario" pubblicato il 4 luglio 1922 sul quotidiano Ordine nuovo.
[...] L’italiano Mussolini era come socialista contrario alla guerra. Ad un dato momento passò nel campo dei nazionalisti, fondò con oro francese usi quotidiano interventista , diresse tutte le sue forze contro i comunisti ed è stato uno dei fondatori del movimento fascista.
Senza dubbio si trovano fra i fautori di Mussolini alcuni operai che credono sinceramente che il comunismo minaccia la patria, la democrazia e gli altri sacri beni. Ma Mussolini è un traditore, un traditore completo che ha abbandonato la causa degli oppressi ed ha fatto sua la sorte della classe dominante. Appunto per questo è da essa sostenuto.
Mussolini combatte contro i comunisti italiani, come contro la Russia dei Soviet, si trova alla stessa stregua dei Cernof, dei Gotz e compagni.
Mussolini è il tipo perfetto del traditore. Non può esserci alcun dubbio che la maggior parte degli operai che oggi appoggiano i fascisti, domani si schiereranno contro. Senza dubbio, vieppiù che il movimento comunista si svilupperà in Italia — e ciò è inevitabile — sempre più vi saranno operai ed intellettuali che scuoteranno dai loro piedi la polvere fascista, malediranno Mussolini e denunceranno la volgarità dei suoi complotti e dei suoi misfatti.
Mussolini li chiama traditori, ma ‘le masse operaie non saranno del suo parere. La storia però darà ragione alle masse operaie.
Mussolini è un traditore. Ma gli operai, intellettuali e contadini che lo hanno denunciato non sono per niente dei traditori, ma individui che hanno saputo ritrovare la via alle masse lavoratrici. [...]


Dall'articolo "La rèvolution russe et les perspectives de la rèvolution mondiale" pubblicato su La Correspondance Internationale (14 dicembre 1922).
[...] Mussolini e i suoi fascisti, dopo aver esteso, la loro influenza in tutto il paese, grazie all’insuccesso della rivoluzione del ‘20 alla quale non era mancato che un partito rivoluzionario, si sono trovati ora a dover prendere il potere e la borghesia ha ceduto loro questo potere. Ma Mussolini rappresenta l’organizzazione e l’unione di tutte le forze avversarie della rivoluzione e in più certe forze che si possono ancora guadagnare alla rivoluzione.[...]


Dalla "Relazione di bilancio sul IV Congresso" (28 dicembre 1922) pronunciata all'Assemblea della frazione comunista del X Congresso dei soviet.
Compagni, ho già detto che siamo di fronte ad una ondata di reazione concentrata che sta sommergendo l’Europa e i suoi governi più importanti: in Inghilterra la vittoria dei Tories; in Francia il blocco nazionale di Poincaré con la probabile candidatura di Tardieu ; in Germania, che è ancora oggi definita una Repubblica socialista (venne classificata tale in modo molto affrettato nel novembre del 1918) c’è un vero governo borghese; e infine in Italia c’è l’assunzione del potere da parte di Mussolini.
Mussolini rappresenta una lezione data all’Europa nei confronti della democrazia, i suoi principi e i suoi metodi. Per certi aspetti questa lezione è analoga — in senso completamente opposto naturalmente — a quella che noi abbiamo dato all’Europa all’inizio del 1918 con la dissoluzione dell’Assemblea Costituente. Mussolini rappresenta per l’Europa una lezione istruttiva al massimo grado.
L’Italia è un paese con un’antica tradizione culturale, e democratica, con il suffragio universale, ecc. Quando il proletariato ha fatto morire di paura la borghesia, ma si è rivelata incapace di assestarle il colpo mortale, a causa del tradimento del suo partito, la borghesia ha messo in movimento tutti i suoi elementi più attivi, guidati da Mussolini, rinnegato del socialismo e del proletariato.
E' stata mobilitata una milizia privata di partito, rifornita, da un capo all’altro del paese, con fondi attinti da fonti misteriose, ma provenienti soprattutto dagli ambienti governativi, in parte da fondi segreti italiani e, in misura considerevole, dai sussidi francesi a Mussolini.
Sotto l’egida della democrazia sono state organizzate le truppe d’assalto della controrivoluzione e nel giro di due anni sono state assaltate molte zone operaie e costituita intorno a Roma una cintura di propri uomini.
La borghesia esitava perché non era sicura che Mussolini fosse capace di controllare la situazione. Ma quando Mussolini ha dato prova della sua abilità, tutti si sono inchinati dinanzi a lui.
Il discorso fatto da Mussolini al Parlamento italiano dovrebbe essere affisso in tutte le sedi delle organizzazioni operaie e delle case dei lavoratori dell’Europa occidentale. Egli ha pronunciato le parole seguenti: « Potrei cacciarvi tutti fuori di qui e trasformare questo (Parlamento) in un bivacco per la mie squadre fasciste. Ma non ho bisogno di farlo perché vi piegherete ai miei stivali ». E tutti risposero: « Udite! Udite! ». E i democratici italiani chiedevano: « Con quale stivale gradireste che cominciamo, il destro o il sinistro? ».
Compagni questa è una lezione di eccezionale importanza per la classe operaia europea, che è corrotta nei suoi strati superiori dal suo conservatorismo e dalla democrazia borghese, ed è ipnotizzata dal mito della legalità. [...]


Da Zapad i Vostok (Est ed Ovest) 1924.
Che cos’è il fascismo? può il regime fascista durare un periodo di tempo lungo, indeterminato? Il fascismo è un’organizzazione di lotta della borghesia nel momento e per i bisogni d’una guerra civile. Questo è il fascismo. Esso ha per la borghesia la stessa funzione che ha per il proletariato l’organizzazione dell’insurrezione. La classe operaia si organizza per l’insurrezione, trasforma a questo scopo la propria organizzazione, crea truppe d’assalto, arma i propri combattenti di dinamite ecc. [...]
Può il fascismo durare a lungo? No. Se la borghesia riesce a conservare il potere, come accadde in Italia nel 1920 e in Germania l’anno precedente, allora essa si sforza, utilizzando il lavoro sanguinoso compiuto dal fascismo, di allargare la propria base, di appoggiarsi sulla piccola e media borghesia, e la legalità viene restaurata di nuovo. Vivere a lungo nelle condizioni del fascismo la borghesia non può, così come il proletariato non può trovarsi per anni nelle condizioni dell’insurrezione armata.
Vediamo che in Italia, nel corso degli ultimi mesi, Mussolini sta facendo degli sforzi convulsi per adattare il potere fascista, cioè il proprio apparato di lotta illegale, alla meccanica legale del parlamentarismo. Un poco la cosa gli è riuscita, ma l’opposizione si sviluppa più in fretta che i suoi successi. Non gli è riuscito di disciplinare i suoi uomini nuovi, e ci troviamo davanti a un fatto come l’assassinio del socialdemocratico Matteotti. Persino la maggioranza delle classi borghesi dell’Italia è contro di lui.
Un’insurrezione proletaria non minaccia immediatamente, e perciò lo scuotimento della legalità, mediante l’uccisione dei membri del Parlamento, non solo non è più necessaria alla borghesia, ma le è persino pericolosa. Essa è diventata un lusso superfluo!.


Brano del 15 novembre 1931 estratto da una lettera ad un militante inglese.

Che cos’è il fascismo? Il nome ha avuto origine in Italia. Tutte le forme di dittatura controrivoluzionaria (prima dell’avvento del fascismo in Italia) sono state o no fasciste?
La forma dittatoriale spagnola di Primo de Rivera, tra il 1923 e il 1930, è stata definita come una dittatura fascista dal Comintern. E' corretto o no? Noi crediamo che sia sbagliato.
Il movimento fascista in Italia è stato un movimento spontaneo di larghe masse, con nuovi leader provenienti dalle sue file. E' stato un movimento popolare alle origini, diretto e finanziato dai maggiori capitalisti. É nato tra la piccola borghesia, il sottoproletariato ed anche, per certi aspetti, dalle masse proletarie; Mussolini, un ex-socialista, è un uomo « che si è fatto da sé », un prodotto di questo movimento.
Primo de Rivera era un aristocratico. Egli occupava un’alta carica militare burocratica ed era stato capo governatore della Catalogna. Aveva fatto la sua carriera con l’appoggio delle forze statali e militari. Le dittature spagnola e italiana sono due forme dittatoriali completamente diverse tra loro. É necessario fare una distinzione tra le due. Mussolini ha avuto delle difficoltà nel conciliare tra loro le vecchie istituzioni militari con la milizia fascista.
Primo de Rivera non ha avuto questo problema.
Il movimento in Germania è analogo soprattutto a quello italiano. É un movimento di massa, con dirigenti propri, che usano molta demagogia socialista. Ciò è necessario per la creazione di un movimento di massa. La vera base (del fascismo) è la piccola borghesia. In Italia esso ha una base molto ampia, la piccola borghesia delle città e delle campagne. Anche in Germania, c’è una larga base per il fascismo (...).
Si può dire, e ciò è vero perlomeno per certi aspetti, che nuova classe media, i funzionari statali, gli amministratori privati ecc., possono costituire una base del genere. Ma questo è un altro problema che deve essere ancora analizzato (...).
Per essere in grado di capire qualcosa del fascismo, è necessario dare una definizione di questo fenomeno. Che cos’è il fascismo? Qua! è la sua base, la sua forma e le sue caratteristiche? Come si attua il suo sviluppo? È necessario procedere sulla base di un metodo scientifico e marxista.


Da "Democrazia e fascismo" (1932)
I comunisti italiani, costretti da tempo ad occuparsi della questione fascismo, hanno spesso protestato contro l’abuso frequentissimo dell’uso della nozione di fascismo. All’epoca del VI Congresso e dell' IC, Ercoli sviluppava ancora sul fascismo dei punti di vista che attualmente sono considerati come dei punti di vista "trotskisti".
Definendo il fascismo come un sistema di reazione conseguente e completo, Ercoli spiegava: «Questa affermazione poggia non già sugli atti di terrore selvaggio o sul numero elevato di contadini e di operai assassinati, o sulla atrocità delle differenti specie di supplizi largamente applicati o sulla severità delle condanne: questa affermazione è motivata dalla distruzione sistematica di tutte le forme di organizzazione indipendenti delle masse ».
Ercoli ha in ciò perfettamente ragione: l’essenza e la funzione del fascismo consiste nell’abolire completamente le organizzazioni operaie e nell’impedire che si ristabiliscano. In una società capitalistica sviluppata, questo scopo non può essere raggiunto soltanto con dei mezzi di polizia. La sola via per questo scopo è di opporre all'attacco del proletariato, nel momento del suo indebolimento, l’attacco delle masse piccolo-borghesi infuriate. È precisamente questo sistema particolare di reazione capitalista che è entrato nella storia sotto il nome di fascismo.
« La questione dei rapporti esistenti tra fascismo e socialdemocrazia, ha scritto Ercoli, fa parte dello stesso campo (inconciliabilità del fascismo con le organizzazioni operaie). Sotto questo rapporto, il fascismo differisce nettamente da tutti gli altri regimi reazionari che si sono affermati fino ad oggi nel mondo capitalista contemporaneo. Esso respinge ogni compromesso con la socialdemocrazia, l’ha ferocemente perseguitata, l’ha privata di ogni possibilità legale di esistenza, l’ha costretta ad emigrare ».
Così diceva l’articolo pubblicato nell’organo dirigente dell’IC Dopo ciò Manuiski "suggerì" a Molotov la grande idea del « terzo periodo ». La Francia, la Germania e la Polonia furono decretate «in prima fila nell’assalto rivoluzionario ». Come compito immediato fu dichiarato quello della presa del potere. E poiché davanti alla rivoluzione proletaria tutti i partiti, salvo il Partito comunista, sono controrivoluzionari, non occorreva far distinzioni tra fascismo e socialdemocrazia. La teoria del socialfascismo fu sanzionata. I funzionari dell’IC si sono riarmati.
Ercoli si affrettò a dimostrare che la verità gli è cara, ma che Manuiski gli è più caro ancora, e.. scrisse un rapporto difendendo la teoria del socialfascismo. « La socialdemocrazia italiana, ha dichiarato nel febbraio 1930, si fascistizza con facilità estrema ». Ahimé, è con una facilità ancor più grande che si asserviscono i funzionari del comunismo ufficiale »!


Da "Hitler e gli insegnamenti dell'esperienza italiana" (1932).
Il fascismo italiano è nato direttamente dal tradimento della rivoluzione proletaria compiuto dai riformisti. Dalla fine della guerra il movimento rivoluzionario in Italia si sviluppò su di una linea ascendente, e nel settembre 1920 condusse all’occupazione delle fabbriche e degli stabilimenti. La dittatura del proletariato era ormai un fatto.
Occorreva soltanto organizzarla e condurla alle sue ultime conseguenze. La socialdemocrazia si spaventò e fece macchina indietro. Dopo sforzi eroici e audaci, il proletariato si trovò ai piedi l’abisso.
Il fallimento del movimento rivoluzionario coincise con l’acceleramento dello sviluppo del fascismo. A settembre è spezzata la marcia della rivoluzione proletaria; a novembre si ha la prima grave manifestazione del fascismo con la presa di Bologna. Per la verità il proletariato, anche dopo la catastrofe di settembre aveva tutt’altro che perduta la propria combattività. Ma la socialdemocrazia non si occupò che di una sola cosa: allontanare i lavoratori dal fuoco a prezzo di continui indietreggiamenti.
I socialdemocratici speravano che la condotta remissiva, passiva dei lavoratori, avrebbe sollevato l’opinione pubblica della borghesia contro i fascisti. Più ancora: i riformisti speravano addirittura nell’aiuto di Vittorio Emanuele. Fino all’ultimo momento essi trattennero con tutte le loro forze i lavoratori dalla lotta contro le bande di Mussolini. Ma ciò non servi loro a nulla.
La Corona, sull’esempio, della grossa borghesia, si pronunciò a favore del fascismo. Convintisi all’ultimo momento, che il fascismo non si poteva arrestare assumendo atteggiamenti di vittime, i socialdemocratici spinsero i lavoratori allo sciopero generale. Ma l’appello fece fiasco. I riformisti avevano per tanto tempo inumidita la polvere per timore di una conflagrazione che quando, finalmente, si risolsero ad accostarvi un cerino acceso, la polvere non prese più fuoco.
A due anni dal suo sorgere, il fascismo era al potere.
Il fascismo italiano poté rafforzare la sua posizione grazie al fatto che il primo periodo del suo dominio coincise con una congiuntura economica favorevole, seguita alla depressione degli anni 1921-1922. I fascisti schiacciarono il proletariato in ritirata con l’ausilio delle forze incalzanti della piccola borghesia. Ma ciò non si produsse tutto di un colpo. Una volta giunto al potere, Mussolini proseguì per la sua strada con una certa cautela. Esso non aveva ancora una fisionomia ben definita. Nei primi due anni non venne modificata la Costituzione. Il governo fascista aveva il carattere di una coalizione.
Le bande fasciste di quel tempo lavoravano con i randelli, i pugnali, le rivoltelle.
Lo Stato fascista si è formato solo per gradi, in quanto significava la completa soffocazione. di tutte le organizzazioni di massa indipendenti.
Mussolini raggiunse lo scopo con la burocratizzazione dello stesso Partito fascista. Dopo essersi valso della forza considerevole della piccola borghesia, il fascismo la soffocò nella morsa dello Stato borghese. Non poteva agire altrimenti. Infatti la disillusione delle sue grandi masse raccogliticce si risolveva per esso in un pericolo assai grande ed immediato.
Il fascismo burocratizzato si è avvicinato straordinariamente agli altri aspetti della dittatura militare poliziesca. Esso non possiede più ormai l’appoggio sociale di prima. La principale riserva del fascismo, la piccola borghesia, è venuta meno. Soltanto l’inerzia storica permette al Governo fascista di mantenere il proletariato nell’attuale condizione di dispersione e di impotenza. Il rapporto delle forze si cambia automaticamente in favore del proletariato. Questo mutamento deve portare alla rivoluzione. La caduta del fascismo sarà uno degli avvenimenti più catastrofici che annoveri la storia europea. Ma tutti questi processi, come i fatti attestano, richiedono del tempo. Il Governo fascista conta già dieci anni. Quanto tempo esso durerà ancora?
Senza avventurarci sul terreno rischioso delle profezie, e senza voler precisare delle date, si può tuttavia affermare con certezza che l’avvento al potere di Hitler in Germania significherebbe per Mussolini una nuova lunga dilazione. La sconfitta di Hitler significherà per contro il principio della fine per Mussolini.
Nella sua politica in rapporto ad Hitler la socialdemocrazia tedesca non seppe immaginare una sola parola: essa non fa che ripetere, e in maniera ancor più insopportabile, quello che a suo tempo proclamarono con grande foga i riformisti italiani i quali spiegarono il fascismo come un fenomeno di psicosi post-bellica. La socialdemocrazia tedesca vede in esso la psicosi di Versailles o la psicosi della crisi. In ambo i casi i riformisti chiudono gli occhi sul carattere organico del fascismo, quale movimento di massa, espressione del capitalismo in declino.
Per timore della mobilitazione rivoluzionaria dei lavoratori, i riformisti italiani riposero ogni loro speranza nello " Stato". La loro parola d’ordine era "Vittorio Emanuele: aiuto!". La socialdemocrazia tedesca non possiede una risorsa democratica di questo genere: un vero monarca costituzionale. Occorre quindi servirsi del presidente. " Hindenburg: aiuto!".
Nella lotta con Mussolini, per dir meglio, nella ritirata davanti a lui, Turati diede la sua geniale formula: "Bisogna avere il coraggio di essere vili". Ed i riformisti tedeschi sono meno faceti nelle loro espressioni; essi esigono "il coraggio di incorrere nell’impopolarità" (Mut zur impopularitat). É la stessa cosa. Non bisogna temere l’impopolarità provocata da un vile comportamento di fronte al nemico. Le stesse cause producono gli stessi effetti. Se l’andamento delle cose dipendesse soltanto dalla direzione del Partito socialdemocratico tedesco, la carriera di Hitler sarebbe garantita. [...]