Su Fontamara

Ignazio Silone
Ignazio Silone (1900-1978) scrisse il romanzo Fontamara nel 1930 in Svizzera, in un sanatorio del Ticino e poi a Davos, dove visse clandestino per oltre un anno. Si era già allontanato dalla politica attiva per ragioni di salute e aveva espresso divergenze politiche con la direzione del PCd'I di cui faceva parte. Verrà espulso dal partito nell'estate del '31, accusato di intrattenere rapporti frazionistici con la NOI.
Il suo romanzo verrà pubblicato nel 1933 in Svizzera in lingua tedesca, nel 1935 sarà tradotto anche in russo.
L'opera non fu pubblicata subito in Italia poiché subì la censura del regime fascista. La prima edizione in italiano del 1934 fu presentata solo per il mercato estero. Per la divulgazione anche in Italia si dovette aspettare il 1947. Il successo internazionale portò l'opera ad essere tradotta in 27 lingue.
Trotsky elaborò le sue impressioni sul libro (contenute in una lettera a Silone del 19 luglio 1933) mentre era imbarcato sul piroscafo Bulgaria che lo stava portando in Francia, al termine del suo esilio a Prinkipo.
Fontamara, dal nome della via dove Silone era nato che terminava con una fonte dove andavano ad abbeverarsi le bestie, è ambientato in un paesino economicamente arretrato della Marsica, una zona dell'Abruzzo, dove protagonisti sono i contadini poveri ("i cafoni") rappresentanti dell"umanità sfruttata. Nell'universo contadino di Fontamara, il tempo sembra immutabile, scandito del ciclo della coltivazione dei campi: prima la semina, poi l'insolfatura, in seguito la mietitura e, infine, la vendemmia.
Sia le calamità naturali che le ingiustizie vengono subite passivamente, ecco perché nella premessa, tutta la vicenda di Fontamara, ovvero la rivendicazione del diritto all'acqua, è definita come "un fatto strano".
Lineare nella trama e nel linguaggio, il romanzo ha a volte il tono di fiaba, ma assume nel complesso un aspetto epico. Un aspetto essenziale del libro è la denuncia dei potenti e delle autorità, non ultima quella contro il fascismo. L'autore presenta la realtà della censura e i tentativi d'insurrezione propagandati attraverso la stampa clandestina. Silone descrisse l'aspetto violento dell'epoca, ovvero la dura repressione contro i rivoluzionari spesso attuata anche con la pena capitale.
Trotsky scrisse di quest'opera:
"Ecco un libro di valore: dalla prima all'ultima riga è diretto contro il regime fascista instauratosi in Italia, contro le sue menzogne, le sue violenze, le sue turpitudini. Fontamara è un'opera appassionata di propaganda politica. Ma la passione rivoluzionaria si innalza qui ad altezze tali da dar vita ad una vera opera d'arte. Fontamara è in tutto e per tutto un povero villaggio abbandonato dell'Italia del Sud. Per tutte le duecento pagine del libro, questo nome simbolizza tutta la campagna italiana, la sua miseria, la sua disperazione, ma anche la sua rivolta.
Silone conosce mirabilmente i contadini italiani: come afferma egli stesso, ha trascorso i primi ventanni della sua vita a Fontamara. Egli ignora leziosaggini e romanticherie. Sa vedere la vita qual è, sa generalizzare ciò che vuole con l'aiuto del metodo marxista, ed infine sa esprimere le sue generalizzazioni. in immagini artistiche.
L'autore parla in nome dei contadini stessi, dei braccianti e dei pastori. Malgrado l'enorme difficoltà di questo metodo, Silone lo usa da maestro. Ha scritto alcuni capitoli di un'intensità sconvolgente.
Questo libro è stato pubblicato in Unione Sovietica? Ha attirato l'attenzione delle case editrici del Comintern? Merita di essere diffuso in milioni di esemplari. Ma qualunque sia l'atteggiamento della burocrazia ufficiale verso quest'opera letteraria autenticamente rivoluzionaria, siamo convinti che Fontamara parlerà al cuore delle masse. Il dovere di ogni rivoluzionario è quello di aiutare la diffusione di questo libro."