Le lezioni d'Ottobre

Trotsky all'Internazionale Comunista nel 1921
Nel maggio 1924, a quattro mesi dalla morte di Lenin, in una riunione del Comitato centrale del Pcus si assistette alla lettura della ultime volontà del leader bolscevico contenute nella celebre Lettera al congresso (meglio nota come Testamento). Stalin ascoltò imperturbabile il documento che lo attaccava così duramente e personalmente.
Al termine della lettura Zinov'ev prese la parola e sostenne che, sebbene la parola di Lenin non dovesse essere messa in discussione, i timori per l'operato di Stalin erano destituiti di fondamento. Kamenev invitò i membri del comitato a riconfermare Stalin nella carica di segretario generale, confermando l'ottima collaborazione avuta dalla troika (Stalin, Zinov'ev, Kamenev) alla guida del partito. I due non si riprovereranno mai abbastanza quella scelta.
Trotsky, il principale antagonista del triumvirato, preferì tacere scegliendo di non prendere iniziative che potessero essere interpretate come una sua candidatura alla successione di Lenin. Stalin così uscì indenne dalla più grave crisi della sua carriera. Nei giorni seguenti Nadezda Krupskaia, la vedova di Lenin, protestò vivamente contro l'affronto fatto alla memoria del marito non avendo rispettato le sue ultime volontà. Da quel momento il testamento di Lenin scomparve, anche con la complicità di Trotsky, che solo molti anni dopo ammise il suo assenso all'occultamento.
Trotsky condusse la sua battaglia politica incentrandola sul problema della democrazia all'interno del partito, il quale doveva ammettere al suo interno varie correnti di pensiero compatibili col suo programma e sconfiggere i burocrati che lo soffocavano con un centralismo eccessivo. Stalin e il Politburo controbatterono che il partito monolitico era uno dei fondamenti del leninismo e se Trotsky lo disdegnava in quel modo era perchè, essendo stato menscevico, non aveva mai fatto propria quell'ideologia. La troika fece di tutto per dimostrare che egli non fosse un bolscevico esemplare, rievocando le antiche polemiche avute con Lenin.
L'accusa di "deviazionismo piccolo borghese dal leninismo", già scagliata il 16 gennaio 1924 nel corso di una conferenza, venne ratificata in maggio al 13° Congresso del partito. Trotsky si trovò di fronte a un bivio: se avesse accettato di fare l'autocritica richiesta dal triumvirato, incolpandosi pubblicamente dei suoi errori passati, avrebbe avallato l'ascesa al potere della troika stessa; se invece avesse respinto quel tentativo di codificazione del leninismo, si sarebbe ritrovato isolato all'opposizione. Al 13° congresso del partito Zinov'ev, ignorando i tentativi di conciliazione della Krupskaia e di Radek, puntò all'eliminazione di Trotsky pretendendo ufficialmente che egli sconfessasse il suo passato. Per la prima volta era stata lanciata l'accusa del "delitto di coscienza", un elemento che diventerà consueto negli anni dello stalinismo e di cui sarà vittima lo stesso Zinov'ev dodici anni dopo.
In un memorabile discorso Trotsky si difese non accettando di compiere alcuna autocritica. Egli affermò di non essere disposto a sacrificare le sue intime convinzioni: "Senza un partito, in mancanza di un partito, sopra la testa di un partito, o con un sostituto di un partito, la rivoluzione proletaria non può vincere[...] il partito in ultima analisi ha sempre ragione, poiché il partito è l'unico strumento storico connesso al prolertariato per la soluzione dei suoi problemi fondamentali. Ho già detto, di fronte al proprio partito nulla sarebbe più facile che poter dire: tutte le mie critiche, tutte le mie dichiarazioni, i miei avvertimenti, le mie proteste, tutto ciò è stato semplicemente un errore. Eppure, compagni, io non posso dirlo perchè non lo penso..."
Il triumvirato si era mostrato più che mai unito e consolidato dopo l’attacco sferrato contro le tesi politiche ed economiche dell’Opposizione, e si presentava ormai come il fedele continuatore del pensiero di Lenin.
Intrappolato nella mistica del partito, Trotsky diede alle stampe Le lezioni d'Ottobre, come prefazione al terzo volume delle sue opere in quel momento in corso di pubblicazione. Esse scatenarono l'inizio effettivo della prima campagna antitrotskista e, quindi, di fatto l'inizio dello stalinismo "teorico".
Questo scritto, all'apparenza un'analisi del modo in cui un partito potesse cogliere un'opportunità rivoluzionaria, era un evidente attacco ai presunti leninisti Zinov'ev e Kamenev, e come tale fu compreso. I due venivano accusati di aver fatto ostruzionismo all'azione dell'Ottobre 1917 e di essere stati definiti dallo stesso Lenin: crumiri della rivoluzione. Inoltre Zinov'ev veniva accusato, come presidente del Comintern, di essere responsabile del fallimento della rivoluzione in Germania. Con le Lezioni d'Ottobre la polemica tra Trotsky e i due rappresentanti della troika si complicò e degenerò a colpi di articoli e opuscoli.
Alla fine la polemica screditò tutti tranne Stalin che si avvantaggiò di questa diatriba divenendo popolare come colui che dedicava i suoi sforzi a grandi problemi del paese senza perdersi in chiacchiere. Quando Trotsky mise in discussione la legittimità della troika ad ambire alla successione del leader scomparso, vennero scatenate massicce controaccuse che diedero l'avvio ad un graduale processo di falsificazione della storia: il ruolo avuto da Trotsky nella rivoluzione fu ridimensionato e screditato con la pubblicazione sistematica sulla Pravda di articoli e citazioni false o fuori contesto, tese a dimostrare il suo ruolo fosse stato marginale e che alla testa dell'insurrezione vi fosse invece stato Stalin.
Nel gennaio 1925, Kamenev e Zinov'ev ottennero dal Politburo le dimissioni di Trotsky da Commissario alla guerra. Il fondatore e capo idolatrato dell'Armata rossa subì con quel affronto una sconfitta politica decisiva, che lo escluse per sempre dalla competizione per il potere. Trotsky accettò l'esclusione senza controbattere. E' probabile che se avesse opposto resistenza alla troika, avrebbe trovato il sostegno dei suoi soldati e dei quadri dirigenti miliari, ma egli scelse la fedeltà al motto "il partito ha sempre ragione" e, con il tipico atteggiamento di intellettuale, uscì di scena. Venne assegnato dallo stesso Stalin al Comitato delle concessioni per il commercio estero. Zinov'ev aveva chiesto anche la sua espulsione dal partito ma Stalin, che non aveva interesse che i suoi alleati stravincessero, si oppose.
Nel 1925, quando l’Opposizione di sinistra si accorse di aver perduto definitivamente la sua battaglia, non rinunciò, ai fini della lotta politica, a servirsi del Testamento di Lenin e il documento venne pubblicato sul New York Times per opera del giornalista comunista Max Eastman. Tornato negli Stati Uniti, costui scrisse un libro, Dopo la morte di Lenin, in cui accusava il Comitato centrale di aver celato il testamento. L’Ufficio politico chiese a Trotsky di prendere le distanze dalle insinuazioni di Eastman ed egli acconsentì.
Il 23 ottobre 1927, in un discorso a una seduta della sessione plenaria comune del Comitato centrale e della Commissione centrale di controllo del Partito bolscevico, Stalin raccontò la sua versione della storia: "Si dice che in questo "testamento" il compagno Lenin proponesse al Congresso che, data la "rudezza" di Stalin, si dovesse pensare a sostituirlo con un altro compagno nella carica di segretario generale. E’ assolutamente vero; sì, io sono rude, compagni, nei riguardi di coloro che in modo rude e perfido distruggono e scindono il partito... Alla prima seduta dell’assemblea plenaria del CC dopo il 13° Congresso ho chiesto all’assemblea plenaria del CC di esimermi dalla carica di segretario generale. Il congresso stesso ha discusso la questione. Ogni delegazione l’ha discussa, e tutte le delegazioni, all’unanimità, compresi Trotsky, Kamenev e Zinoviev, hanno imposto al compagno Stalin di restare al suo posto... Un anno dopo ho di nuovo chiesto all’assemblea plenaria di essere esonerato dalla carica, ma di nuovo mi è stato imposto di restare. Che cosa dunque potevo fare? Quanto alla pubblicazione del "testamento", il congresso ha deciso di non pubblicarlo, perché era indirizzato al congresso e non era destinato alla stampa".