La nascita del trotskismo

Trotsky nel 1920
Il trotskismo fu quella corrente del movimento comunista internazionale che, ispirata dalle teorie politiche di Trotsky, si generò nell’era imperialista delle guerre ed entrò in contrasto con la socialdemocrazia e con le tendenze nazionaliste di Stalin dalla fine degli anni venti del novecento.
L'organizzazione contrappose alla teoria stalinista del "socialismo in un solo paese" e del "centralismo democratico" (politica di regime che accentra in organi unici poteri solitamente attribuibili ad altri enti) in Urss, l'idea dell'espansione della rivoluzione socialista oltre i confini nazionali.
La rivoluzione d'ottobre aveva aperto un nuovo scenario nella storia politica moderna. Le teorie del socialismo parlamentare elaborate fino allora risultarono incompatibili con la dottrina bolscevica e quest'ultima in Russia, dopo la morte di Lenin, da fase di transizione divenne una forma oligarchica di stato che egemonizzò i movimenti comunisti che la presero a modello.
La degenerazione della classe dirigente in Unione Sovietica da una prospettiva marxista venne denunciata da Trotsky, il quale accusò il regime stalinista di aver assunto posizioni reazionarie e previde il pericolo di restaurazione di un capitalismo di stato, se non fosse stato annientato dalla classe operaia. La decadenza della direzione socialista divenne il fattore più importante con cui confrontarsi.
Già nel 1922 Lenin intuì la necessità di porre un freno alla deriva burocratica del partito ma le sue precarie condizioni di salute e la fine imminente, non gli permisero di attuare le sue intenzioni. Lo scontro tra la frazione bolscevica guidata da Trotsky e l’apparato burocratico diretto da Stalin giunse nel 1923. In quel anno, per riformare il partito e lo stato, venne formata l’Opposizione di sinistra; Trotsky riuscì a far approvare al plenum del Comitato centrale del dicembre 1923, la politica di “Nuovo Corso”, dopo aver presentato all'assemblea la celebre Dichiarazione dei 46 , documento che prendeva nome dai 46 dirigenti dell’Opposizione che si erano contrapposti alla troika formata da Grigory Zinoviev (presidente del Comintern), Stalin (segretario generale del partito comunista) e Lev Kamenev (presidente del politburo).
La troika ottenne successivamente l'appoggio anche di Nikolaj Bucharin, il principale teorico del partito ed editore della Pravda, e di Alexei Rykov, presidente del Consiglio dei Commissari del Popolo. Le loro posizioni furono successivamente indicate da Stalin come Opposizione di destra. A Trotsky si unì, invece, il "Gruppo dei 15".
Trotsky reputava il proletariato industriale la sola classe che avesse permesso la rivoluzione del 1917, ritenendo secondario l'apporto di quella contadina, e, ribadendo la sua teoria della Rivoluzione permanente (che contemplava la possibilità di trasformare immediatamente la rivoluzione da borghese in socialista senza fasi intermedie di transizione che ripercorresse le tappe storiche dei paesi a capitalismo avanzato) considerava il potere sovietico come un mezzo per promuovere la rivoluzione in tutto il mondo industrializzato. Vista l'incapacità della borghesia nazionale dei paesi coloniali e semi-coloniali di eseguire i mandati della rivoluzione borghese, la lotta contro l’imperialismo e il colonialismo richiedeva una rivoluzione permanente.
I troskisti puntarono quindi sul coinvolgimento del proletariato dei paesi capitalistici più avanzati, il quale, pur senza l'appoggio del mondo rurale, avrebbe rappresentato il punto di forza dell'organizzazione rivoluzionaria, inoltre affermarono lo stretto rapporto di interdipendenza tra l'estensione internazionale della rivoluzione e il consolidamento delle conquiste socialiste nei paesi guidati dal proletariato.
Il primo scontro tra l'opposizione di sinistra e la troika si ebbe tra l'ottobre 1923 ed il gennaio 1924, inizialemente in segreto e poi, da dicembre, apertamente. La troika si impose in modo chiaro alla XIII conferenza del partito del gennaio 1924, confermandosi maggioritaria anche nel XIII congresso del partito del giugno 1924. Il secondo scontro ebbe luogo nell'ottobre-dicembre 1924 durante la cosiddetta "discussione letteraria" e culminò con la rimozione di Leon Trotsky dall'incarico ministeriale il 6 gennaio 1925. L'imprevisto fallimento della rivoluzione in Germania aveva paralizzato il gruppo di Trotsky; Stalin colse l'avvenimento per giustificare le politiche perseguite fino ad allora e nell'autunno 1924 presentò le sue tesi sul “socialismo in un solo paese". Le sconfitte dei moti insurrezionali che si susseguirono in Cina, in Inghilterra ed in altri paesi, rafforzarono la linea stalinista e consentirono all'apparato burocratico di isolare l'avanguardia trotskista.
Nel 1926 i gruppi dirigenti facenti capo a Kamenev e Zinov'ev, sottovalutando Stalin, strinsero un'alleanza con lui (l'Opposizione unificata) per liquidare Trotsky. Essendosi in seguito resi conto delle reali mire dispotiche del leader georgiano, nel 1928 compirono una svolta radicale unendosi a Trotsky. Due anni dopo tuttavia capitolarono alla fazione di Stalin che aveva concentrato nelle sue mani un potere oramai incontrastabile. In quello stesso anno Stalin attuò le prime grandi purghe nel partito.
Al sesto congresso della Internazionale Comunista (1929) Trotsky propose una piattaforma alternativa che venne ammessa alla discussione, poco tempo prima che fosse esiliato in Turchia. Egli previde con lucidità la crisi che avrebbe colpito il partito e criticò la degenerazione del burocratismo e le mistificazioni ordite da Stalin che lo avrebbero portato a liquidare i suoi avversari. Tuttavia i suoi avvertimenti non vennero presi in considerazione né in seno al partito né nel movimento comunista.
La burocrazia stalinista, per giustificare la distruzione della nuova borghesia russa sorta dopo la NEP di Lenin, e imporre l'applicazione delle misure di pianificazione, dichiarò giunta l'epoca della fine dell'imperialismo e ruppe i rapporti con i partiti riformisti europei, accusati di essere alla stregua dei fascisti. Questa posizione causò la colossale disfatta del proletariato tedesco, il maggior movimento operaio europeo. Il partito comunista tedesco infatti, seguendo le direttive del Comintern, si rifiutò di allearsi con la Spd contro i nazisti, spianando la strada all'avvento al potere di Hitler.
Convintosi dell’impossibilità di estromettere Stalin dal controllo dell’Internazionale Comunista, nel 1930 Trotsky fondò l'Opposizione di Sinistra Internazionale con l'intento di organizzare una resistenza all'interno del Comintern, ma il semplice sospetto di adesione a questa fazione comportava l'allontanamento immediato dal Comintern. Divenne presto chiara l'impossibilità di opporsi apertamente a Stalin dall'interno di organismi da questi controllati. Così nel 1933 l'Opposizione di Sinistra Internazionale lasciò il posto al International Communist League (ICL).
In quegli anni i trotskisti, seppur tra grandi difficoltà, riuscirono ad ottenere importanti successi nelle lotte sindacali e politiche in vari paesi. In Francia, la sezione troskista fece approvare la proposta di fronte unico delle organizzazioni operaie per combattere il fascismo, e in quell'occasione Trotsky propose per la prima volta la tattica dell’entrismo (tendenza a entrare in organizzazioni o partiti per modificarli dall'interno da riformisti in rivoluzionari). Trotsky elaborò ulteriormente le sue tesi nelle opere: la Rivoluzione permanente (1930), la Scuola staliniana della falsificazione (1932), Storia della rivoluzione russa (1931-33), la Rivoluzione tradita (1936), nonché in una quantità enorme di articoli.
Nel 1936 in Unione sovietica venne avviata la più grande serie di processi politici intesi a sterminare ogni esponente e militante che venisse sospettato di aver avuto rapporti con il partito durante la rivoluzione d'ottobre. Alla fine di quel decennio Stalin e Hitler strinsero un patto d'alleanza che demoralizzò completamente il movimento operaio. Il proletariato europeo era stato schiacciato dalle dittature nazifasciste allo stesso modo di quello sovietico dove la casta dominante, detentrice dei grandi apparati di produzione, estorceva plusvalore al proletariato.
La lotta contro lo stalinismo pose la necessità di una rivoluzione politica per rovesciare la burocrazia stalinista in Urss e restaurare il potere autorevole dei soviet, vale a dire il potere dei consigli di delegati operai e contadini al governo. Trotsky ritenne opportuna la creazione di una nuova Internazionale comunista, nonostante le numerose critiche a questa decisione giudicata utopica. Egli considerava ancora possibile per la classe operaia adoperarsi per la conquista del potere: la Quarta Internazionale avrebbe rappresentato la nuova forza ispiratrice della rivoluzione.
Per sostenere la strategia troskista e osteggiare l'influenza del Comintern di Stalin, il 3 settembre 1938 a Parigi, 25 delegati in rappresentanza di undici paesi proclamarono ufficialmente la fondazione della Quarta Internazionale, come trasformazione della lotta affrontata dall'Opposizione di sinistra del Pcus in contestazione del regime stalinista che aveva assunto il controllo del movimento comunista internazionale.
Nel documento di fondazione della Quarta Internazionale, noto come Programma di transizione, Trotsky sostenne che per conquistare il potere nei paesi imperialisti, la classe operaia avrebbe dovuto battersi per un programma che fosse in grado di soddisfare le rivendicazioni quotidiane dei lavoratori in modo tale che gli stessi potessero comprendere il legame esistente fra la soluzione reale dei loro problemi e l’abbattimento del capitalismo. Indispensabile era per gli operai avere una propria organizzazione politica internazionale, le cui sezioni nazionali prendono parte ad una direzione mondiale e sono dirette da quest’ultima.
Il trotskismo si battè contro le tendenze socialiste che avevano deviato su un programma di adeguamento alla politica del capitalismo, e che rafforzavano le posizioni privilegiate dei gruppi burocratici i quali giunsero a dominare i movimenti operai di massa anche dei paesi imperialisti.
Trotsky si impegnò a fronteggiare l'avvento del nazismo in Germania, rendendosi conto con grande lungimiranza della sua minaccia. L’Opposizione di Sinistra sostenne sia gli operai socialdemocratici tedeschi sia quelli comunisti e li spinse a formare un Fronte Unico Proletario al fine di proteggere i propri interessi di classe, ovvero le organizzazioni operaie e i diritti democratici. Il metodo del Fronte unico sarebbe dovuto essere "Marciare separati per colpire insieme!" ma gli stalinisti spinsero la propria avversione contro i socialdemocratici, definendoli "socialfascisti"; in questo modo disunirono il movimento operaio tedesco permettendo ai nazisti di prendere il potere. Negli anni trenta il trotskismo si schierò anche contro la richiesta di adesione della classe operaia internazionale da parte dei Fronti Popolari di Francia e Spagna, dove la politica dei partiti comunisti portò ad un sostegno incondizionato di forze borghesi dichiaratesi "progressiste", contribuendo così al disarmo della classe operaia dinanzi alla invasione nazi-fascista.
Una linea analoga era stata perseguita da Stalin già nel 1927 in Cina nei confronti del capo nazionalista Chang Kai-Shek, che causò il massacro di migliaia di operai a Shanghai, rimandando di decenni la rivoluzione cinese.
Le sconfitte della classe operaia in quegli anni furono il prezzo pagato per aver abbandonato la propria indipendenza di classe.
Sebbene il troskismo trovò molti simpatizzanti, dentro e fuori l'URSS, i suoi gruppi raccolsero scarse adesioni nelle organizzazioni operaie e furono duramente osteggiati dai partiti comunisti ufficiali, nonché perseguitati dai servizi segreti sovietici. Perciò esso divenne progressivamente una corrente di pensiero più che un movimento politico organizzato. Il termine trotskismo, nato in senso dispregiativo per indicare coloro i quali, secondo i teorici della burocrazia, perseguivano una deviazione politica nemica del bolscevismo, in seguito venne usato più semplicemente per indicare chi si rifaceva al pensiero politico di Trotsky. L'organizzazione trotskista negli anni successivi alla morte del suo leader (1940) subì numerose scissioni e si disperse in disgregati nuclei di militanti.