Uno Stato operaio degenerato

Trotsky
Sulla base dell'esperienza della rivoluzione del 1917, i grandi problemi di transizione dal capitalismo al socialismo non trovarono un approfondimento adeguato ma le soluzioni rimasero solo nelle indicazioni generali dei classici del marxismo. La malattia invalidante e la scomparsa repentina di Lenin agli inizi del 1924 non consentirono a quest'ultimo di aggiungere molto a quanto già scritto nelle opere pre-rivoluzionarie. Nei suoi ultimi testi tuttavia si palesò la sua preoccupazione per l'incombente pericolo di una degenerazione burocratica dello Stato; già nel 1921 aveva affermato: "Ho dichiarato che il nostro Stato in realtà non è uno Stato operaio, è uno Stato operaio e contadino. Leggendo i verbali della discussione, ora mi accorgo di aver avuto torto, avrei dovuto dire: Lo Stato operaio è un'astrazione. In realtà noi abbiamo uno Stato operaio con le seguenti caratteristiche: sono i contadini e non i lavoratori a predominare nella popolazione, è uno Stato operaio con deformazioni burocratiche."
I successori di Lenin non si preoccuparono di dedicarsi alla teoria che invece piegarono alla funzione di copertura delle loro posizioni particolari, anzi spesso essa venne esplicitamente corretta per meglio riadattarla agli interessi pratici dell'amministrazione dominante. Proprio su questo terreno la dottrina ufficiale riprese le tradizioni delle classi dirigenti del passato, divenendo "ideologia mistificatrice". Fu il caso dell'opera di Stalin nella quale, tra grossolane formulazioni, si procedette ad una sostanziale revisione e ad uno stravolgimento interpretativo delle dottrine marxiste fondamentali al fine di giustificare la tesi secondo cui l'Unione sovietica avrebbe già dato vita al socialismo e sarebbe di lì a poco giunta al comunismo.
Ingannare il popolo sulla reale situazione della società sovietica si sarebbe rivelato un compito troppo arduo anche per Stalin, quindi la scelta più realizzabile fu quella di snaturare le tesi marxiste-leniniste.
I problemi che non poterono affrontare Marx e Lenin vennero osservati da Trotsky sulla base dell' esperienza russa in un numero considerevole di scritti. Le vere protagoniste del processo economico e politico furono identificate nelle forze sociali che si erano sviluppate e erano entrate in contrasto, e non nei diversi protagonisti, i quali peraltro non erano che l'espressione delle forze stesse.
Ricorrendo alle formule classiche del marxismo-leninismo e rapportandole allo sviluppo concreto della realtà Trotsky analizzò i problemi a cui sarebbe andata incontro una società di transizione e le varie soluzioni che si sarebbero potute adottare. Egli respinse le obiezioni di coloro che avrebbero accettato determinate tattiche solo perché ideali, ritenendo invece che la loro evoluzione avrebbe potuto portare ad esiti del tutto diversi. Non contestò mai la legittimità dei provvedimenti strategici più contraddittori, come la scelta di sostenere la Nep, ma affermò che determinate scelte erano giustificate unicamente da esigenze concrete. Il percorrere strade insolite non significava accettare soluzioni di ripiego ma piuttosto consentire la maturazione di forze sociali nuove.
In questa ottica, ad esempio, poteva essere intesa la norma marxista-leninista secondo cui nessun funzionario statale sarebbe dovuto essere retribuito più di un operaio. Questa visione, all'apparenza austera, nasceva da una esigenza pratica, poiché, venendo a mancare tale regola, i funzionari si sarebbero rinchiusi nel loro potere, componendo così un ceto privilegiato che avrebbe custodito i propri vantaggi ai danni delle masse.
Trotsky mise in risalto come nella prima fase del socialismo fosse inevitabile la sopravvivenza dello Stato attraverso un corpo di funzionari con il compito di assolvere mansioni determinate, ma esso mostrerà da subito la tendenza ad accrescere una serie di benefici, anche in considerazione del fatto che la pochezza delle forze produttrici non avrebbe potuto soddisfare le esigenze di tutti i membri della società.
Proprio per ovviare a questo incremento progressivo di potere sia Marx che Lenin insistettero sulla necessità di adottare misure certe quali la revocabilità ad ogni momento degli impiegati delegati a funzioni pubbliche e lo svolgimento di incarichi di sorveglianza e controllo da parte del popolo. L'applicazione rigorosa di questi principi avrebbe dovuto impedire la creazione di una classe privilegiata di burocrati, ma nella Russia staliniana, dove queste norme vennero trascurate, la burocrazia si consolidò progressivamente .
Come affermato da Krusciov nel 1956 : " il terrore era diretto non contro i resti delle classi sfruttatrici, ma contro gli onesti lavoratori del partito e dello Stato sovietico". Più precisamente il terrore era un' arma contro coloro che si temeva potessero difendere l'interesse delle masse.
Per molti anni la lotta tra l'orientamento classico rappresentato da Trotsky e la tendenza burocratica, di cui Stalin era esponente, rimase aperta. La questione poteva essere risolta solo in relazione allo sviluppo dei rapporti di forza sociali su scala mondiale. Tale evoluzione era a sua volta congiunta in notevole misura alla politica dello Stato operaio e dell' Internazionale comunista.
Non essendo riuscito lo Stato sovietico ad evitare l'impaludamento della propria burocrazia in una posizione peculiare, questa finì per esercitare un'azione bloccante anziché di spinta all'espansione della rivoluzione su scala mondiale e ridusse l'Internazionale ad un organismo subordinato alle sue esigenze. Così essa assecondò l'isolamento dell'URSS e pose le condizioni per un proprio ulteriore consolidamento.
Trotsky sottolineò il fatto che il socialismo non portava in sé soltanto determinati postulati teorici ma anche inequivocabili contenuti concreti. Per questo motivo si presupponeva uno sviluppo delle forze produttive superiore a quello della società capitalista in modo tale che si sarebbero potuti instaurare rapporti sociali nuovi atti a soddisfare le esigenze di tutti. L'ipotesi di una realizzazione del socialismo su base produttiva più limitata di quella di un paese capitalista era giudicata pertanto insensata.
L'assetto dello Stato sovietico venne raffigurato da Trotsky come una struttura piramidale al cui vertice si trovavano alti funzionari, potenti esponenti del partito e delle gerarchie militari i quali agivano in maniera borghese. Negli anni questo vertice arricchì ulteriormente la propria condizione di vita, consentendo ai propri discendenti di dare vita ad una nuova categoria di inoperosi.
Al livello inferiore della piramide venne collocato lo strato medio degli specialisti e dei piccoli dirigenti le cui condizioni potevano essere paragonate a quelle della piccola borghesia. Anche questa categoria crebbe progressivamente con lo sviluppo dell'economia e degli apparati del governo. Nel terzo strato fu collocata "l'aristocrazia operaia e kolkoziana" che era costituita da lavoratori privilegiati che godevano di redditi superiori a quelli medi.
Il quarto gradino costituiva quello di gran lunga più numeroso e quello sul quale si reggeva l'intera economia sovietica: era formato dagli operai e dai kolkoziani medi. Sebbene sussistessero ancora gli operai e i contadini di condizioni misere, tuttavia il miglioramento della situazione generale e lo sviluppo della tecnica ridussero sensibilmente le proporzioni di quest'ultimo ceto. La stratificazione delineatasi con l'avvento della burocrazia divenne quella dell'Urss per tutto il regime staliniano, dove si accentuarono sempre di più le disuguaglianze di possibilità economiche tra le varie classi.
Trotsky espresse il suo giudizio sulla società sovietica come di uno Stato operaio degenerato dove si era sviluppata una classe "intermediaria tra capitalismo e socialismo" in cui "le forze produttive sono insufficienti a dare alla proprietà statale un carattere socialista, le norme di ripartizione, di natura borghese, sono alla base della differenziazione sociale" e in cui si è prodotta una casta privilegiata, al di fuori di qualsiasi controllo da parte della masse.
A seguito della guerra civile e delle difficoltà incontrate, soprattutto la mancata rivoluzione socialista nell'Europa Occidentale, lo Stato sovietico subì un processo politico involutivo che portò al potere la burocrazia di partito, emarginandone progressivamente gli organismi politici di base, i soviet, dove operai, soldati e contadini potevano dibattere, proporre e decidere la linea del partito, sia a livello locale che a livello nazionale. Questa degenerazione dello Stato operaio, che aveva avviato dopo la rivoluzione d'Ottobre la fase di transizione verso il socialismo, fu un fenomeno specifico dell'URSS, le altre esperienze (Federazione di Jugoslavia, Cina Popolare, Paesi del Comecon, Vietnam, Cuba, Corea Democratica Popolare) non vennero giudicate stati operai degenerati, ma deformati, in quanto avevano adottato il modello socio-politico dell'URSS staliniana e il proletariato non detenne mai il potere politico.
Uno Stato proletario degenerato rappresentava una forma imperfetta di socialismo: pur possedendo un'economia pianificata, non aveva la sovranità popolare necessaria ad un sistema pienamente socialista.
Trotsky ritenne inizialmente possibile una riforma del sistema dirigenziale dell'URSS e del PCUS per ricondurlo ai canoni della "democrazia sovietica", ma dagli anni 30, davanti alla distruzione delle istituzioni democratico-consiliari attuata da Stalin, giunse a credere che il processo degenerativo fosse giunto ad un tale livello da rendere necessaria una nuova rivoluzione per riportare al potere la classe operaia. Questa rivoluzione, modificando radicalmente il funzionamento politico del Paese senza tuttavia stravolgerne la base sociale (cioè l'economia pianificata), sarebbe stata una rivoluzione politica e non sociale. Nonostante la burocrazia si fosse costituita in casta dominante, Trotsky ritenne che la collettivizzazione avesse cambiato la natura di classe dello Stato, e che quindi non poteva essere posta sullo stesso livello di quella delle nazioni capitaliste.
La tendenza ingenua ad accumulare capitale, generata dal bisogno, non era certo stata estirpata dalla società sovietica ma lo sviluppo dei settori economici controllati dallo Stato erano tali da non permettere un riaffermarsi del capitalismo, tuttavia l'evoluzione della nazione, secondo Trotsky, si sarebbe presto trovata ad un bivio: da una parte si sarebbe potuto ristabilire un ordine di tipo capitalistico originario, sostenuto anche dai grandi paesi industriali esteri, dall'altra si sarebbe potuta verificare una controffensiva del proletariato contro la burocrazia. Quest'ultima ipotesi, sebbene non avesse più probabilità della prima, si sarebbe delineata nel quadro di una nuova fase ascendente della rivoluzione mondiale.
Negli anni 30 del novecento un malessere diffuso cominciò a serpeggiare nell'Urss, ma il terrore istaurato dalle Grandi Purghe stroncò ogni tentativo di opposizione.
I fattori oggettivi che avevano favorito la decadimento burocratico prima e il suo radicamento poi, per Trotsky, erano stati essenzialmente: l'arretratezza economica, tecnica e culturale della Russia, che non disponeva di una base oggettiva per un pronto sviluppo riformista, la maggioranza della popolazione contadina rispetto ai nuclei numericamente esigui del proletariato industriale e l'isolamento di una nazione socialista dal resto del mondo rimasto interamente capitalista.
Dopo la II guerra mondiale, il concetto di stato operaio deformato venne sviluppato dai teorici della Quarta Internazionale, quando l'Unione Sovietica aveva realizzato dei paesi satellite in Europa orientale. I trotskisti continuarono a sostenere la strategia di una ribellione esclusivamente politica per l'estromissione della burocrazia, poichè la rivoluzione sociale si era già realizzata con la soppressione del capitalismo.