Pietro Tresso, un trotskista italiano

Pietro Tresso
"Quel che ci vuole è sempre il coraggio e la volontà di superare tutto, di intraprendere tutto e di ricominciare sempre. Tu sei come il piccolo fante che ha sempre abbastanza forza per fare ancora un passo, ancora un passo per arrivare alla meta."
Pietro Tresso, meglio conosciuto come Blasco, nacque a Magrè di Schio (Vicenza) il 3 gennaio 1893. Il padre Luigi era operaio tessile presso il Lanificio Rossi, l'industria più grande della provincia.
A causa delle difficili condizioni economiche della famiglia, Pietro, secondo di quattro figli, fu costretto a interrompere gli studi all'età di nove anni, finendo a fare l'apprendista in una sartoria.
Iscrittosi giovanissimo alla Gioventù Socialista, continuò a studiare per conto proprio. Antimilitarista convinto, all'età di diciotto anni organizzò manifestazioni contro la guerra coloniale in Libia.
Nel 1914 poté frequentare un corso di studi presso la scuola Umanitaria di Milano. Al termine del corso si trasferì a Gravina di Puglia e divenne segretario della Lega contadina, il sindacato dei braccianti agricoli.
Allo scoppio della prima guerra mondiale fu costretto ad arruolarsi nell'esercito, finendo in un battaglione di punizione a causa del suo impegno sovversivo e antimilitarista. Divenuto membro del Partito Socialista, nel 1920 aderì alla componente massimalista del partito e venne eletto consigliere comunale del suo paese e consigliere della provincia di Vicenza. Fu tra i promotori delle lotte contro i proprietari terrieri che agitarono le campagne pugliesi in quegli anni, divenendo una delle figure di spicco del Biennio rosso.
Nel gennaio 1921 fu, a Livorno, fra i fondatori del Partito Comunista d'Italia.
Nel 1922 cominciò a subire la persecuzione violenta delle squadre fasciste, pertanto fu costretto a recarsi più volte a Berlino per coordinare il lavoro dell'Internazionale sindacale rossa. Qui conobbe Barbara Siedenfeld, la sua compagna di vita. Nel 1923 si recò a Mosca per seguire i lavori dell'Internazionale Comunista e dell'Internazionale sindacale rossa, di cui era delegato; in questo periodo si legò ad una stretta amicizia con Antonio Gramsci.
Tra il 1924 e 1925 diresse il lavoro sindacale del Pcd'I, subendo due arresti. Al congresso di Lione (1926) venne eletto nel Comitato centrale del partito.
Trasferitosi a Roma divenne responsabile organizzativo dell'Ufficio politico del Pcd'I. Dopo quattro anni di attività clandestina, con i compagni Leonetti e Ravazzoli dette vita alla Nuova Opposizione Italiana (NOI) ed entrò a far parte dell'Opposizione di Sinistra Internazionale (OSI), di orientamento trotskista; in quel tempo sia Tresso che gli altri si trovavano in Francia. Qui collaborarono con la rivista trotskista La Verité, che pubblicò i loro articoli quando i giornali filo-stalinisti cominciarono a rifiutarsi di farlo.
Pietro Tresso, Alfonso Leonetti e Paolo Ravazzoli costituirono il "gruppo dei tre", la principale opposizione all'interno del PCd'I al gruppo staliniano di Palmiro Togliatti e Ruggero Grieco.
Conseguentemente alla affermazione di Stalin a Mosca, il 9 giugno 1930 il P.C.d'I. attuò la svolta stalinista e i tre, insieme a Teresa Recchia e Mario Bavassano, vennero espulsi dal partito con l'accusa di essersi messi in contatto con i trotskisti, di aver condotto una campagna calunniosa contro il Pcd'I e di avere "una errata valutazione delle prospettive del regime fascista". Poco dopo sarà estromesso anche Ignazio Silone.
Con la lettera-documento del 5 maggio 1930 redatta da Tresso e trasmessa a Prinkipo (Turchia), dove Trotsky si trovava in esilio dal 1929, venne sancita l'adesione dei cinque all'Osi. Le controversie con il PCd'I riguardarono l'analisi della situazione italiana, la riflessione sul ruolo della socialdemocrazia e sulla natura del fascismo inteso come "il metodo particolare di dominio al quale la borghesia italiana, nell'attuale sua fase imperialista, è stata costretta a fare ricorso per garantire il proprio potere".
Il gruppo abbracciò la tesi di Trotsky sul regime fascista, visto come la metamorfosi autoritaria delle classi dominanti accompagnato dal disagio delle classi medie, visione essenziale per definire la configurazione politica specifica di quel potere autoritario.
Dopo l'allontanamento si riversò sui cinque una fitta serie di attacchi violenti da parte dei giornali del PCd'I, a cui essi controbatterono con uguale asprezza dal giornale La Verité. Aderirono alla Ligue Communiste, che raggruppava la sinistra comunista trotskista francese, peraltro molto frammentata.
Alfonso Leonetti, poco convinto della necessità della rottura definitiva con lo stalinismo, finirà per combattere la Resistenza nelle fila del PC Francese. Rientrerà nel PCI dopo un lungo purgatorio, con il consenso di Togliatti, nel 1962. Ravazzoli e Bavassano invece ruppero progressivamente con il marxismo rivoluzionario aderendo al PSI. Solo Tresso, trasferitosi a Parigi, e un altro manipolo di militanti continueranno a rimanere trotskisti, aderendo alle sezioni dell'Opposizione di sinistra internazionale.
Nel 1938 partecipò alla riunione di fondazione della Quarta Internazionale, venendo eletto nel suo comitato esecutivo.
Tra il 1940 e il 1941 visse clandestinamente a Parigi sotto l'occupazione nazista. Il 2 giugno 1942 fu arrestato insieme ad altri compagni a Marsiglia e fu condannato a dodici anni di lavori forzati dal Tribunale militare della città, con l'accusa di aver svolto "attività comunista dipendente direttamente o indirettamente dalla Terza Internazionale".
Con i compagni Demazière e Reboul, Tresso passò per vari istituti di pena, l'ultimo dei quali situato a Le Puy-en-Velay. Nel 1943, nel corso di un'incursione di una squadra partigiana, fuggì dal carcere e da quel momento si persero per molti anni le sue tracce.
In seguito si seppe che Tresso venne condotto nel campo partigiano Wodli, nell'Alta Loira, e vi rimane pochi mesi assieme ad alcuni compagni. Qui, il 26 o 27 ottobre 1943, venne assassinato insieme ad altri tre militanti comunisti dissidenti (Maurice Segal, Abraham Sadek e Jean Reboul) da un piccolo gruppo di stalinisti del campo agli ordini del comandante Giovanni Sosso ("capitano Jean"), capo della resistenza francese ed emissario dei servizi segreti di Stalin. Il suo corpo non fu mai ritrovato.
L'assassinio di Pietro Tresso si inquadra nell'ambito dello sterminio dei trotskisti realizzato per volontà di Stalin in molti paesi prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale. Centinaia di militanti trotskisti furono uccisi in modo sistematico nel tentativo di stroncare ogni iniziativa dei marxisti rivoluzionari che avrebbe potuto indirizzare il proletariato verso una nuova rivoluzione socialista che avrebbe smascherato gli inganni, i compromessi e la dittatura poliziesca dello stalinismo. Rispetto alle false ricostruzioni storiografica dell'epoca, le organizzazioni politiche successive non furono esenti da rilevanti responsabilità per non aver voluto assumersi il compito di spiegare in modo esauriente come e perché migliaia di rivoluzionari siano caduti per volontà della burocrazia sovietica.
Il "Comunista esemplare", come Ignazio Silone definiva Tresso, fu consapevole del pericolo che di fatto colpiva tutti i rappresentanti del marxismo non uniformato al regime di Mosca, e previde la strumentalizzazione della figura dell'amico Gramsci secondo il metodo della mistificazione del suo operato: "I filistei e i burocrati, quelli che oggi cercano di sfruttare Gramsci a vantaggio del tradimento e della truffa staliniana, già ci presentano un Gramsci truccato, irriconoscibile agli occhi di coloro che lo hanno conosciuto e a lui stesso, se fosse ancora vivo (?) Tutta l'attività di Gramsci, tutta la sua concezione dello sviluppo del partito e del movimento operaio si oppongono in modo totale allo stalinismo, alle sue infamie politiche, alle sue spudorate falsificazioni."
Tresso era convinto che Gramsci fosse stato ufficialmente destituito dalla guida del partito a causa della sua lettera del 1926 nella quale, a nome dell'Ufficio politico del Pcd'I, chiedeva al Comitato centrale del Pcus il rispetto per le opinioni di Trotsky e dell'opposizione. Pertanto "al suo posto era stato collocato quel clown buono per tutti gli usi che risponde al nome di Ercoli (Togliatti )" (...) "Gramsci è morto per un colpo al cuore, forse non sapremo mai che cosa ha contribuito di più ad ucciderlo: se gli undici anni di sofferenza nelle prigioni mussoliniane o i colpi di pistola che Stalin ha fatto tirare nella nuca di Zinoviev, di Kamenev, di Smirnov, di Piatakov e dei loro compagni nei sotterranei della Ghepeù."
Tresso, più volte perseguitato dalle squadre d'azione di Mussolini, fu impegnato nella lotta al fascismo e nel tentativo gravoso di salvare il partito dallo degenerazione. Egli scrisse che lo stalinismo "ben lungi dal costituire una barriera al fascismo, ne facilita la presa sulle masse e diviene un ausiliario delle sue vittorie". Sfortunatamente egli fu tra le vittime della propaganda sovietica che indicò come spie le figure che più eminenti del marxismo europeo.
Le alleanze politiche intraprese da Stalin negli anni 30 con i nazi-fascisti portarono alla ritorsione contro ogni tipo di opposizione, le cui figure successivamente verranno imputate di spionaggio. Pietro Tresso dopo la sua espulsione avversò la cosiddetta "svolta del terzo periodo" fondando la NOI (Nuova Opposizione Italiana). Da questo momento si impegnò a ribadire la reversibilità del declino del capitalismo, dato per inesorabile, e contrastò il tentativo di accostamento del fascismo alla socialdemocrazia. Quando capì che le sue critiche alla folle politica estremista del Comintern coincidevano con quelle di Trotsky, si avvicinò a lui e al movimento per la Quarta Internazionale. Sostenitore di una politica alternativa rivoluzionaria di fronte unico, si spinse nell'opposizione di sinistra allo Stalinismo, in Italia con la Nuova Opposizione Italiana, in Francia nella Ligue Communiste.
Dopo essere stato dirigente dell'Opposizione di Sinistra Internazionale e aver partecipato nel 1932 e nel 1936, rispettivamente, ai congressi di Copenhagen e Parigi, Tresso prese parte da delegato alla fondazione della IV Internazionale nel 1938. La sua elezione nel Comitato Esecutivo Internazionale non passano ovviamente inosservati. Alle prese con un lavoro clandestino carico di difficoltà, terminò la sua vita politica nel maggio 1942, quando venne arrestato dalla polizia di Petain. Da qual momento non riebbe più la libertà, finendo giustiziato da quei "partigiani sovietici" che avevano fatto evadere dalla prigionia lui ed altri trotskisti solo per poterli eliminare.
Questo come molti altri crimini dello stalinismo furono eseguiti con la complicità o la condiscendenza degli apparati dei movimenti comunisti nazionali asserviti al governo dittatoriale di Mosca.